
Novembre è terminato. Il tempo continua ad essere isterico, raffiche di vento intermittenti bussano violente contro la serranda della mia stanza. Vedo dalla finestra la chiesetta dei miei giochi da bambino vestita già di luci. I vecchi nel mio quartiere continuano a morire. Se ne spegne uno a settimana. Ambulanze che arrivano a sirene spiegate per caricarli in preda ad infarti e ad ictus. Ma è quasi sempre troppo tardi. Non tornano mai.
Mi ritrovo spesso in camere mortuarie a guardarli. Le loro facce invecchiate, cementate dalla morte e ispessite dal tempo, non mi sono più tanto familiari. I miei ricordi hanno deciso di rimanere all'infanzia, quando loro già cinquantenni avevano un aspetto rassicurante. Francesca, la proprietaria del bar dove andavo da bambino, che vendeva ghiaccioli a cento lire, e dalla quale ogni mattina prima di andare a scuola prendevo una pizzetta senza pagare ; passa poi mamma le dicevo, è la più riconoscibile sotto quel velo bianco. L'unica che il tempo ha deciso di non corrompere. Ma forse è solo un abbaglio ,un'illusione auto indotta che il mio cervello vuole regalarmi. Ricordi di estati torride in cui mangiavo cinque ghiaccioli al giorno ,seduto nella veranda del suo bar o correndo con le mie amiche, cercando di salire su alberi sui quali per terrore non mi sarei mai arrampicato, stringendo la mia Barbie al petto per non sentirmi solo.
Mi bacio la mano e le tocco la fronte. Il gelo della morte è davvero inspiegabile, ti trapassa le dita e ti paralizza le braccia ; un fulmine algido, inarrestabile.Oggi quel locale è diventato un Kebab copertura per traffici illeciti. Si sa sempre tutto nel proprio quartiere del resto. Vedo gli ubriachi e i ragazzi in cerca di un grammo di coca o forse più. La rabbia m'invade, la tristezza mi assale e quasi non mi fa respirare, il sangue mi pulsa nelle tempie perchè so che quello che vedo oggi sarò costretto a dimenticarlo. Quanto in fretta farà la mia mente ad eclissarmi queste visioni autonomamente è chiaro. Ma la finestra della mia cucina da sul bar, ed è impossibile a volte non guardare fuori nel mio giardino d'infanzia.
Potrei volgere lo sguardo alla chiesa adorna di luci con lampadine incastonate nella croce, e sentirmi al sicuro. Ma del resto anche quel Tempietto ,se ci penso bene ,non ha più nulla a che fare con quelli come me, o meglio, cerca in tutti i modi di allontanarli quelli come me; dopo aver letto i giornali di stamane ne sono sempre più consapevole.Non mi rimane che la mia stanza, il mio lavoro, e l'umidore di questo dicembre. Novembre è terminato, finalmente.
Anch'io diventerò vecchio.






